Karni Mata, Il tempio del Rajasthan dove venerano i ratti

Il Tempio di Karni Mata conosciuto ai più come Rat Temple (tempio dei topi) si trova a Deshnoke, 30 km a sud di Bikaner nel Rajasthan.

Dedicato a Karni Mata, guerriera e mistica Indu vissuta tra il XIV e XV secolo e venerata poiché ritenuta una reincarnazione di Durga, il tempio è  residenza di circa 20.000 topi sacri, detti Kabas, che vengono adorati, accuditi e nutriti dai fedeli a suon di latte e  palline dolci ricavate impastando farina e zucchero (Laddu).

LEGGENDE

Le leggende dietro il tempio dei topi sono tante, una vuole che un giorno, Karni Mata chiese a Yama, il dio della morte, di riportare in vita il figlio di un cantastorie morto annegato nelle acque sacre del Kapil Sarovar. Ma il Dio rispose che non poteva farlo, perché il bambino si era già reincarnato, allora Karni Mata si infuriò e proclamò che da quel momento ogni cantastorie, dopo la morte, avrebbe abitato temporaneamente in un topo prima di reincarnarsi, privando così il Dio di queste anime. Un’altra versione sostiene che siano i Charan, la casta di bardi e poeti a cui Karni Mata apparteneva, a reincarnarsi nei topi del tempio, poiché quando dopo la morte del figlio di uno dei suoi seguaci Karni Mata chiese al dio Yama di riportare in vita il suo adepto, il dio, restio in un primo momento, accettò a patto che tutti i seguaci della dea morti si reincarnassero in ratti.

ARCHITETTURA IN 4 RIGHE

La costruzione del tempio comincia nel quindicesimo secolo circa e viene completata in tardo stile Moghul nel ventesimo ad opera del Maharaja Ganga Singh, che costruisce anche la facciata in marmo intarsiato e le grandi formelle d’argento del portone d’ingresso raffiguranti scene leggendarie aventi la dea per soggetto.

All’interno la stragrande maggioranza delle superfici intonacabili è dipinta nei toni del rosa ed è geniale il contrasto con i topini neri, che sono tanti e scorrazzano iperattivi a destra e a manca, alcuni vivi e bellini, altri meno, altri mezzi morti e qualcuno, un po’ troppi forse, lasciato in giro in versione carogna marcescente abitato da vermi. E la puzza, soprattutto nel santuario interno dedicato a Karni Mata, permeato da un odore acre e pungente di escrementi, latte irrancidito e carogna, e il pavimento pieno di cacchette in ogni angolo e le mosche, miriadi di mosche che volano in ogni dove. Comunque, con i muri rosa e i marmi a terra il tutto prende un verso strano. Suggestivo sicuramente.

ÇA VAS ÇANS DIRE, NEI TEMPLI SI ENTRA SCALZI.

 

ROBA DI KARMA CENTRATO

Legata ai ratti del tempio, per esperienza personale è di fondamentale e imprescindibile importanza la storia SFIGA (scrivo dal letto di un ospedale indiano con due vertebre incrinate) FORTUNA  (sono certa che troverò un risvolto positivo alla cosa).

SFIGA 

Pestare e uccidere un topo è segno di grande sventura (nello specifico a me è successo perché volevo scattare una foto, la signora qui sotto, e non guardavo dove mettevo i piedi, anche se sono certa che in questo caso la sfiga valga a metà perché la povera bestiolina che ho accidentalmente pestato era già mezza moribonda tanto che gli si vedevano le costoline bianche uscire dal pelo bagnaticcio e rado). In ogni caso secondo la tradizione il sacerdote del tempio potrebbe chiedere  allo sfortunato killer l’equivalente del peso del topo, c’è chi dice in oro chi in argento, per rimpiazzare con una statua di metallo il ratto deceduto (posso confermare che non è successo).

FORTUNA

Vedere un topo albino invece è presagio di buonissima fortuna e buon augurio per non ho capito bene cosa, generico.

Noi ne abbiamo visto uno, il simpatico roditore nella foto qui sotto, ma sono abbastanza sicura che sia una di quelle cose che succede di vedere chissà per quale motivo a tutti i turisti…

CONSIGLI GENERICI E UN PO’ SPICCI

Bikaner non vale assolutamente una notte spesa ma il tempio di Karni Mata ha un suo indiscusso strano  fascino e i topini sono davvero carini, certo ad alcuni può fare un po’ schifo il sudiciume e riconosco che visitarlo per chi ha la fobia dei ratti è insensato, ma a leggere in giro guide e recensioni sembra una cosa fuori dal mondo, tipo un esperienza unicamente per cuori impavidi e gente forte di stomaco. Invece non è nulla di che, uno si mette un bel paio di calzini se proprio non se la sente di varcare la soglia scalzo, entra e via. Soprattutto perché l’atmosfera che si vive una volta dentro, puzza esclusa, è piacevole e le bestioline sono creature piccole e dall’aria indifesa, simpatiche e assolutamente innocue.

Se avete pochi giorni comunque, non dormite a Bikaner, visitate il fortino, il tempio e ripartite.

La nostra tappa successiva era Jaisalmer, e Jaisalmer è un posto incantevole dove vale assolutamente la pena starci, cammelli del cazzo esclusi.

Dimenticavo porta fortuna anche mangiare lo stesso cibo rosicchiato dai topi e altra fortuna ancora arriva se un topo ti passa sopra i piedi.

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