Quanti Morti servono ancora per abolire Davvero il Caporalato?

Per Marcinelle ancora ci indigniamo, giustamente, in un Italia però che nel 2018 chiude gli occhi sul caporalato e punta il dito sui migranti.

Non so se è proprio la stessa cosa parlare di minatori sottopagati morti nel 1956 e migranti pagati ancora meno trattati come bestiame che muoiono nel 2018, dovrebbe essere un assonanza assurda eppure, per quanto assurda e magari sbagliata,  io ce la vedo.

E la cosa mi sembra ancora più assurda.

Gian Antonio Stella nel 2002 scrive L’orda: quando gli albanesi eravamo noi. Volendo è una carta facile da tirare fuori quando in una discussione c’è qualcuno che tende a dimenticare, come un mantra sul quale meditare.

Possibile però che tocchi tirarla fuori così spesso.

Non vorrei partire per la tangente migranti, gente molto più competente di me lo fa molto meglio di me, non abbastanza per quel che mi concerne ma è anche vero che io vivo fuori dal mondo e non so mai nulla. Il mio discorso suonerà probabilmente trito e ritrito, ma ho bisogno di chiederlo ad alta voce perché la vorrei veramente una risposta all’assurdità della cosa. Si può anche parlare di soluzione matematica per quanto mi riguarda, tanto di numeri si parla.

La questione è:

Se i migranti valgono come morti a metà, quanti Italiani devono morire perché ognuno apra gli occhi in casa sua e si renda conto che se vogliamo continuare a pagare la passata di pomodoro meno di 90 centesimi  non è questa la soluzione?

 

Il 22 agosto, .. , uno dei soccorritori che tornava dalle viscere della miniera non poté che lanciare un grido di orrore: «Tutti cadaveri!». 

Ci  furono due processi, che portarono nel 1964 alla condanna di un ingegnere (a 6 mesi con la condizionale).

Focus ∴

 

1956, disastro di Marcinelle.

262 minatori morti, 136 italiani.

“Tra il 1946 e il 1956 più di 140mila italiani varcarono le Alpi per andare a lavorare nelle miniere di carbone della Vallonia. Era il prezzo di un accordo tra Italia e Belgio che prevedeva un gigantesco baratto: l’Italia doveva inviare in Belgio 2mila uomini a settimana e, in cambio dell’afflusso di braccia, Bruxelles si impegnava a fornire a Roma 200 chilogrammi di carbone al giorno per ogni minatore.” Focus ∴

Praticamente braccia umane in cambio di carbone, e se nascevi minatore era bene che rimanevi minatore. E se ti veniva la silicosi o perdevi un arto, che so per un esplosione di grisù, non è che l’assicurazione funzionasse in maniera tanto democratica.

Il fatto specifico non è proprio questo, questo serve solo a ricordare che dall’altra parte ci stavamo noi fino all’altro ieri. *

La questione è che la gente per condizioni di lavoro precarie, in miniera (o nei campi..) moriva l’altro ieri, moriva ieri e muore ancora oggi.

In un articolo di Repubblica di Pietro del Re del 12 marzo 2000,

“Si sa, chi lavora in una miniera di carbone vive sotto la minaccia costante di un’ esplosione di grisù.”

Non tocco questo punto perché io son una di quelle che sostiene che se vuoi fare il militare poi non ti lamenti che salti per aria in Afghanistan, lo dovevi mettere in conto. Non è sulle morti in se ma sulle condizioni assolutamente evitabili, frutto di un sistema corrotto, assurdamente ottocentesco e fondamentalmente egoista che provocano quelle morti.

“Ma in Ucraina il rischio è più alto che altrove perché le miniere sono sprovviste dei più elementari sistemi di sicurezza. Anno dopo anno, le sovvenzioni stanziate per questa industria moribonda sono sempre più magre e le apparecchiature per le emergenze raramente sostituite. In queste miniere, infatti, oltre alle esplosioni di metano, le tragedie più frequenti sono state determinate da frane nelle gallerie sotterranee o da guasti dei sistemi di ventilazione. Secondo il sindacato dei minatori, è fatiscente l’ 80 per cento delle strutture minerarie. L’ anno scorso gli incidenti nelle miniere dell’ Ucraina hanno provocato 297 morti.

Eppure, nonostante questa serie di tragici incidenti, seicentomila uomini continuano a scendere nelle oltre duecento miniere del ricco bacino carbonifero del Donbass, nell’ Ucraina orientale, per stipendi che non superano i cento dollari al mese. Un salario da Germinal, spesso pagato con grande ritardo.”

 

Ma qui si parla di Ieri, in vent’anni saremo un poco migliorati.

COL CAZZO CHE SIAMO MIGLIORATI

* E se non miglioriamo, moriremo pure domani, ma moriremo di merda. E se non evolviamo in maniera illuminata moriremo… moriremo e basta che se parto per la tangente è la fine.

Foggia, Caporalato: cos’è e perché si muore per meno di 2 euro l’ora. Migranti e italiani

Alberto Magnani – Il Sole 24 ore ∴

 

Agosto 2018, Foggia.

12 braccianti morti. Migranti

 

 

Lavoro, la strage dei braccianti stipati nei furgoni: “È l’inferno del caporalato, è alla luce del sole ma nessuno lo combatte”

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Marco Pasciuti – Il Fatto Quotidiano ∴

 

Agosto 2018, Lesina (Foggia).

12 (migranti / 7 regolari) + 4 braccianti morti. = 16

Il caporale lo fa per mestiere, perché i braccianti pagano per farsi portare sul campo: “Quando va bene il viaggio costa 5 euro, per il panino ne servono 3,50 e un euro e 50 per la bottiglietta d’acqua. Più ne portano e più guadagnano”. Il caporale viene pagato anche dall’azienda: “Se le fornisce 4 persone ha un profitto, se ne porta 8 l’incasso raddoppia”.

Fanno notizia perché sono molti e concentrati in così poco tempo. Ma la prassi è antica. E nota: “Noi registriamo continuamente casi di questo tipo – prosegue Omizzolo, che è anche ricercatore dell’Eurispes – morti sul lavoro legati a un sistema fondato sullo sfruttamento e sul caporalato. Si continua a non voler applicare la legge 199/2016 (per il contrasto al caporalato, ndr), non si fanno controlli e c’è una responsabilità politica enorme di chi fa retorica elettorale sulle migrazioni, vuole cancellare la legge 199 e non decide di affrontare seriamente il problema”.

Le organizzazioni non sono le sole a lucrarci: “Ci guadagnano anche un sistema produttivo che non necessariamente è mafioso, e anche una parte della politica che con la retorica del ‘migrante uguale deviante‘ criminalizza il bracciante straniero e lo obbliga a restare nella condizione di schiavo in cui si trova”.

 

La strage silenziosa dei campi, dove italiani e migranti muoiono insieme

Negli ultimi sei anni i braccianti caduti sono più di 1.500. Immigrati e italiani…bruciati vivi negli incendi dei ghetti, investiti da un treno, ammazzati dalla fatica o dai “padroni… Da Nord a Sud, l’agricoltura nel nostro Paese ha il volto della guerra. Muoiono italiani, romeni, africani, arabi. Di caporalato, come i polacchi in Puglia. Di mafia, come gli algerini a Rosarno.

Antonello Mangano – L’Espresso ∴

 

(Kutuzuf commenta sul Fatto citando L’Espresso)

Centinaia di desaparecidos, 1500 morti in sei anni, italiani, africani dei più diversi stati d’origine, romeni, polacchi, le donne, naturalmente, stuprate sistematicamente…una riedizione dello schiavismo funzionale al turbocapitalismo globale senza regole: questa degenerazione (o evoluzione?) del mercati che se ne frega dei diritti va meglio d’accordo con mafie e dittature che soverchiano gli stati di diritto, piuttosto che con gli stati di diritto medesimi e le democrazie.

E Soumahoro cita Di Vittorio e la sinistra italiana ci si identifica, nostalgica mentre la Lega attacca e Salvini se ne esce con “Migranti è finita la pacchia” e la gente gli da ragione, perché funziona far politica in questo modo. Cosi in politica ci si perde, tra Destre e Sinistre che non funzionano più perché quella che viviamo (io non vivo un bel niente se non la mia consapevolezza di avere una parte nella colpa) è una piega temporale di una situazione ancorata almeno all’800, parente stretta del servilismo della gleba, con cui il mondo occidentale, l’Europa, l’Italia, non ne vogliono di rapporti. Perché in una situazione sociale dominata dal primato tecnologico e da uno sfruttamento sregolato di tutto e tutti, cose come queste è più comodo metterle da parte, è meglio che non siano un problema.

Di Maio dice “Mi attiverò, sin da subito, per avviare tutte le procedure necessarie per un aumento del numero degli ispettori cui spetta il delicato compito di vigilare”. Ma che davvero la questione è quanto vigilare? Ancora siamo li? Siamo il 3° paese al mondo per densità di forze dell’ordine rispetto alla popolazione e non è per fare polemica sterile ma finora le autorità pubbliche preposte sapevano per forza tutto, ma l’unica speiegazione è che hanno taciuto. Su una questione peraltro teoricamente regolamentata e piena di reati assolutamente perseguibili dove bastava applicare una legge.

Ricordo almeno due inchieste approfondite di Fabrizio Gatti sull’Espresso, dedicate all’argomento e documentate a dovere. Quindi semplicemente non credo possibile l’ipotesi che nessuno sappia o che nessuno sapesse, non che non sia probabile, mi pare solo più plausibile che nessun Pm abbia avuto voglia o possibilità (beneficio del dubbio) di intervenire a riguardo.

 

Eppure sarebbe così semplice in linea teorica far funzionare le cose, dovremmo solo accettare che siamo collettivamente colpevoli, a modo nostro anche noi che paghiamo la passata 90 centesimi, che ci dimentichiamo di ciò che è stato ieri, che giriamo la testa dall’altra parte perché è tanto più facile, che delle cose bisogna parlarne e trovarne di soluzioni è fondamentale.

Se solo ognuno facesse il suo forse funzionerebbe, se riuscissimo a mettere da parte per un attimo l’arroganza e l’egoismo, e in questo non pretendo motivazioni animate da un senso di giustizia o bontà, sarebbe bello fosse così ma io non ci credo che la bellezza dello spirito possa essere universale e l’umanità non fa altro che darmi ragione (e Dio se odio il mio cinismo, il mio nichilismo latente, che invece nelle cose è bene crederci perchè se avere fede ha un senso è quello), ma qui basterebbe essere anche solo animati dalla sopravvivenza,  e a quella ci credo.

Non mi interessa la fonte della morale ma la morale va trovata, non si può scaricare la colpa sul mercato se il mercato palesemente non funziona o se ci rendiamo conto che va in una direzione probabilmente distruttiva, non vale farsi schermo con la politica e dire che “è difficile appellarsi alla responsabilità di 20milioni di famiglie di consumatori ognuna delle quali si trova in condizioni diverse e con problemi diversi. Ci vuole la legge e l’aplicazione ferrea. Ci vuole una moralità del legislatore che, purtoppo, si è persa in nome dell’economia di mercato e delle necessita di certi imprenditori. Il governo deve trovare altri modi per consentire ai produttori di produrre a prezzi competitivi senza costringerli a usare schiavi per abbassare il costo del lavoro” (mattmafi1).

ANCHE, MA NON BASTA, NE ABBIAMO LA RIPROVA CHE NON FUNZIONA.

Perchè nell’ipotesi contraria, quella in cui ce ne continuiamo a fottere, fondamentalmente di tutto, del caporalato, della differenziata, del buco nello zono

Quella in cui di fronte allo scenario disfattista da post apocalisse in cui fa paura mettere al mondo un figlio, rispondiamo con tanto saremo mediamente già morti quindi un po’ meno mediamente ce ne fottiamo

Nell’universo possibile in cui continuiamo a spingere il mondo nella forma di iper sfruttamento capitalista in cui vale la ricchezza individuale sopra ogni altra cosa e puntare il dito e girare la testa a seconda di come fa più comodo e cosa che fan tutti

Ecco per quanto mi riguarda se facciamo valere la varianti qui sopra allora ci meritiamo davvero l’estinzione o volendo diventa “giusto” anche il genocidio, vale la rivoluzione anche se non funziona.

Diventano giuste le morti e le guerre e vale tutto il nichilismo possibile perché se arriviamo a quel punto, e arrivarci non è difficile, tutto questo nostro affannarsi per trovare una soluzione perde senso.

Ma a quel punto perde senso tutto e allora siccome è meglio pensarci prima che dire dovevamo pensarci prima, eliminare completamente il caporalato in questo momento è un gesto come tanti altri che vuol dire smettere di fregarsene, vuol dire fare un passo concreto. Ma per questo bisogna farsi il culo, per far funzionare le cose bisogna mettersi in mezzo, accettare che noi siamo i primi colpevoli, anche accettare che probabilmente i frutti delle nostre buone semine noi non li vedremo mai, ma seminare bene vuol dire raccogliere bene, seminare pulito vuol dire raccogliere pulito. Se la gente funziona il sistema funziona, il mondo migliora e il nostro lascito fa si che le generazioni future non si ritrovino costrette in un sistema in cui fare la rivoluzione sembra l’unica soluzione.  E forse riusciamo pure a far fronte al collasso programmato della società.

Se no spiegatemelo, che cazzo li fate a fare i ragazzini?

 

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